Un Maestro del '900
L’artista senza maschera: l’itinerario espressivo di Otello De Maria.
Il presente contributo offre una disamina storico-critica della figura di Otello De Maria, tra i massimi interpreti della pittura novecentesca nel panorama vicentino.
Attraverso la ricostruzione biografica e l'analisi filologica curate da Vincenzo Pulin, viene delineato il profilo di un autore poliedrico e di raro talento, capace di imprimere un segno indelebile nel tessuto culturale e artistico della città.
Lo studio, dal rigoroso impianto documentario, si configura come una sintesi esaustiva delle fonti e delle tappe cruciali che hanno contraddistinto il percorso creativo dell'artista.
Rivedendo dopo quasi quarant'anni la mia tesi per il conseguimento del diploma di laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Venezia, il mio pensiero è corso a quei giorni quando per la sua stesura, mi intrattenni per un certo periodo di tempo con il pittore vicentino Otello De Maria avendo la mia tesi per oggetto proprio la sua figura e la sua arte.
L’elaborato era stato impostato come una raccolta di documenti e testimonianze, scritti e opere, citazioni da cataloghi e interviste, insomma tutto ciò che riguardava il personaggio e la sua produzione artistica fino a quel momento (1984). L’idea era quella di produrre un contenitore non dissimile da una monografia che raccogliesse più informazioni possibili, si è quindi fatto molto uso di citazioni, riferimenti e brani tratti da scritti e cataloghi di esposizioni dal 1933 fino al 1984. Quindi sostanzialmente un lavoro di ricerca.
Otello De Maria aveva fatto parte di quella cerchia di artisti laterali (provinciali) che certamente non fanno parte della grande storia dell’arte, ma che ne sono stati sottofondo altrettanto importante. La storia, quindi, non è fatta solo di macro eventi ma anche di micro eventi, che nell’opera di queste personalità, appunto, rispecchia certi fatti, registra certi avvenimenti che rischiano di rimanere solamente dei temi riflessi delle poetiche artistiche.
Questi artisti per motivi diversi, storici, geografici, culturali, razziali, si trovano ad operare nella lateralità e resteranno relegati nella cultura popolare che nel suo insieme forma la micro storia. La cultura dei musei, delle grandi gallerie, e delle riviste mensili, rischia ogni giorno di perdere questi avvenimenti di cultura popolare, di perdere cioè testimonianze artistiche (anche se non di primo piano) che assieme alla macro storia fanno parte della storia. Questo è il caso di Otello De Maria.
De Maria era un “personaggio” più per i suoi aspetti estetici e fisici che non per quelli artistici e poetici, infatti i vicentini ormai lo avevano caratterizzato ricordandolo per il suo vestito grigio a righe, il maglione accollato, il suo berretto a coppola calcato fin sulle orecchie, i capelli candidi e per il suo viso affilato come un’accetta. Ed era “personaggio” anche per l’impasto del suo carattere: un misto di scontrosità, di abulia, d’impulsività, di bonarietà e di umiltà. Scrive F. Pepe: “Le sue frasi sono sobrie ma stentoree, come senza appello, consuete per chi ha familiarità e lo intuisce nel profondo, oltre alla patina timida e ritrosa, restia ai contatti fuggitivi e superficiali: frasi spesso focose che ne dicono la forza interiore e lo staccano dalla figura mite e bonaria di un uomo”.
Uomo che ha saputo imporsi uno stile di vita; De Maria non ha voluto camuffarsi, come egli stesso diceva, da Arlecchino per facile guadagno, (visto il talento naturale che possedeva) pur di non venir meno ai suoi principi e ai suoi profondi convincimenti, al suo carattere e al suo stile di vita che sono rimasti uguali con il passare degli anni e degli eventi e col mutare dei costumi: niente compromessi, niente accondiscendenze alle esigenze del consumismo, niente conformismo in una città pienamente conformista.
Figura di primo piano, nell’ambito, seppur provinciale, di una città come Vicenza, protagonista di un evento creativo qual è l’arte, attore e interprete fedele dell’Io di sé stesso, Otello De Maria ha una personalità di quelle che lasciano nel tempo una valida testimonianza di sé. La sua opera artistica non si identifica con la sua lunga esperienza, né con i suoi studi formativi, né con gli incontri e gli scontri e la successiva osmosi di contributi provenienti da poetiche artistiche diverse, ma è l'insieme di questi componenti con una spinta viscerale rabbiosa e continua.
Lo conoscevo già da tempo essendo mia zia, Luisa De Maria, figlia del pittore. Questa parentela aveva favorito un buon rapporto tra le nostre famiglie. Mio padre, da sempre interessato all'arte, parlava spesso con lui tanto che fu spinto dal pittore a frequentare la sua “Soffitta”, un cenacolo dove di sabato pomeriggio e la domenica mattina, De Maria insegnava a giovani e adulti l'arte della pittura. Questo circolo si trovava allora in Contrà Santi Apostoli e le lezioni si svolgevano nella soffitta dell'Istituto tecnico statale Boscardin, un tempo riservato solo alle ragazze. Lo frequentò per due anni apprendendo i rudimenti fondamentali della pittura che poi coltivò per infinite domeniche diventando così uno dei tanti pittori della domenica ricevendo però anche le velate rimostranze di mia madre a causa delle macchie e degli odori di trementina che aleggiavano nell'appartamento in cui vivevamo.